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"Diacritica", a. VII, fascicolo 4 (40), 5 ottobre 2021
2021
Numero di "Diacritica" dedicato all'opera di Gesualdo Bufalino
All'Università di Palermo negli anni della guerra: Silvio Ferri "archeologo e filologo di straordinario acume e spirito indipendente"
2022
L’articolo prende in esame l’attività svolta da Silvio Ferri presso l’Università di Palermo negli anni del secondo conflitto mondiale, quando ricoprì l’insegnamento di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana e diresse l’Istituto di Archeologia, tra non pochi disagi e difficoltà causati dagli eventi del periodo bellico. Durante l’ultimo anno di insegnamento (1945-1946), prima del definitivo trasferimento a Pisa, ebbe tra i suoi laureandi Gesualdo Bufalino, la cui tesi è stata ritrovata durante la nuova sistemazione dell’Archivio dell’Ateneo palermitano.
Turbamenti dell’io e turbamenti della scrittura: da Consolo a Bufalino
2010
Il saggio analizza la presenza del tema della follia nell'opera di Consolo e di Bufalino.
«A noi due». Bufalino e la sfida al lettore
2018
Senza negare la centralità del primo romanzo, pubblicato nel 1981, in questo volume si prende in esame l’intera produzione narrativa di Bufalino, letta all’insegna della continuità e della coesione. Ciò non toglie che quei quindici anni che separano l’esordio dalla morte siano a loro volta suddivisibili in grandi fasi, che rivelano nuove strategie e una differente consapevolezza; qui ne vengono indicate sostanzialmente tre: l’esordio con Diceria, le prove degli anni Ottanta, gli ultimi romanzi. Ma anche nell’evoluzione un tratto resta costante: la sfida che Bufalino lancia al suo lettore, secondo un principio che è agonistico ma anche educativo; una sfida che suona come un monito: «A noi du…
Settecento da favola. Rovine, carceri, falsari nella tesi e nell'opera di Bufalino
2022
Il saggio analizza la tesi di laurea "Gli studi d’archeologia e la formazione del gusto neoclassico in Europa (1738-1829)", discussa da Gesualdo Bufalino nella seduta di laurea del 12 marzo del 1947, e recentemente ritrovata nell’Archivio storico dell’Ateneo di Palermo, dimostrando come la lettura di questo scritto giovanile permetta di riconsiderare retrospettivamente la parabola di Bufalino sottolineandone anche l’effetto di continuità, al di là dello scopo marcatamente funzionale cui qui obbedisce la scrittura.